Un ombrello per Erdogan e Obama
"Sulla Siria non abbiamo parlato di quello che è successo, ma di quello che possiamo fare”, ha detto il premier turco, Recep Tayyip Erdogan, dopo il suo incontro con Barack Obama alla Casa Bianca. Il passato è fin troppo chiaro per Erdogan, che si è presentato a Washington con una lunga documentazione degli attacchi dell’esercito di Bashar el Assad, anche in territorio turco, e dell’uso di armi chimiche che formalmente superano la sottilissima linea rossa di Obama. Mentre i leader parlavano nel Rose Garden, sotto gli ombrelli tenuti dai marine, il sito della Bbc apriva con la notizia di un altro attacco chimico nella città di Saraqeb.

"Sulla Siria non abbiamo parlato di quello che è successo, ma di quello che possiamo fare”, ha detto il premier turco, Recep Tayyip Erdogan, dopo il suo incontro con Barack Obama alla Casa Bianca. Il passato è fin troppo chiaro per Erdogan, che si è presentato a Washington con una lunga documentazione degli attacchi dell’esercito di Bashar el Assad, anche in territorio turco, e dell’uso di armi chimiche che formalmente superano la sottilissima linea rossa di Obama. Mentre i leader parlavano nel Rose Garden, sotto gli ombrelli tenuti dai marine, il sito della Bbc apriva con la notizia di un altro attacco chimico nella città di Saraqeb. Obama ha pubblicamente assecondato le pressioni di Erdogan, ha dichiarato di aver visto le prove dell’uso di gas e si è spinto anche oltre: “A parte l’uso di armi chimiche, l’uccisione di decine di migliaia di persone è una ragione sufficiente per un’azione internazionale”.
La recuperata alleanza con la Turchia – sigillata dall’accordo con Israele – è una componente fondamentale dell’equilibrio americano nella regione. Se la prossima visita di Erdogan a Gaza contraddice i desiderata americani e conferma le ambizioni regionali della Turchia, l’efficacia dell’alleanza con Ankara sulla Siria dipende dal rapporto con la Russia, l’unico attore che può sbloccare lo stallo. Le dichiarazioni di principio potranno dare frutto solo se l’amicizia con Washington prevarrà sulla paura di Mosca.